Bitonto parte incivile


Considerata l’estrema gravità dell’episodio accaduto lo scorso 30 dicembre, in cui una donna è stata uccisa per strada, vittima incolpevole di un conflitto a fuoco tra malviventi, speravamo di non dover assistere al solito copione. Invece, con il cadavere della povera donna ancora sul selciato, è arrivato puntuale il comunicato stampa che annunciava l’ennesima marcia cittadina contro la criminalità.

Esprimiamo innanzitutto solidarietà alla famiglia della vittima, ma in questa occasione riteniamo che la marcia sia un’iniziativa poco opportuna, se non fatta precedere da azioni decise e mirate al vero contrasto alla criminalità. Pensiamo di interpretare il pensiero di molti cittadini che da troppo tempo non si sentono sicuri e valutano queste iniziative utili solo all’esposizione mediatica e all’autopromozione dei soggetti che le organizzano.

La situazione criminale di Bitonto è ben nota da anni, tanto da meritare ogni volta una menzione nelle relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia. Nell’ultima relazione disponibile, relativa al secondo semestre del 2016, si legge testualmente: “Tra le città della provincia su cui va posta, poi, particolare attenzione, si segnala Bitonto, nota per la recrudescenza di gravi episodi commessi anche con l’uso delle armi”.

Negli ultimi cinque anni, la città ha vissuto episodi analoghi a quello del 30 dicembre, in cui solo ed esclusivamente il caso ha voluto che non ci fossero vittime innocenti per strada. A molti era chiara, già all’epoca, la gravità della situazione e la pericolosità degli episodi che si andavano consumando, eppure non ci sembra che qualcosa di realmente incisivo sia stato fatto, visto che ci troviamo oggi a piangere quella che potremmo definire una morte annunciata.

Molti cittadini si chiedono, ormai da anni, come sia possibile che alcune situazioni di degrado alla luce del sole vengano sistematicamente tollerate, non solo nelle periferie, proverbialmente luogo di abbandono, ma anche in pieno centro di città. In particolare, il centro antico, che una miope propaganda ha voluto rappresentare come una parte di città finalmente “liberata”, nella realtà è divenuto un’enorme zona franca in cui si è amplificata e concentrata la domanda e l’offerta di droghe, che rappresentano uno dei principali affari dei clan locali. E’ noto a tutti che nel borgo antico esistono ancora interi settori praticamente inaccessibili ai semplici visitatori. Esiste una percezione di illegalità diffusa che pervade la quotidianità e che viene assecondata da un inspiegabile lassismo di tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio, comprese quelle che dipendono direttamente dal sindaco.

Alla luce di questa drammatica situazione che si trascina ormai da troppo tempo, non possiamo nemmeno più accettare il protagonismo di un sindaco impegnato costantemente a sfruttare anche gli episodi più drammatici che colpiscono la comunità per costruire un’immagine assolutamente artificiale di amministratore impegnato nel contrasto alla criminalità.
E’ quanto accaduto anche in questa occasione, dove, durante un collegamento televisivo del servizio pubblico, il resoconto sul sanguinoso episodio di cronaca nera è stato improvvisamente trasformato in un indecoroso spot sull’amministrazione della città ed in particolare sulla figura del sindaco, diffondendo a suo riguardo informazioni che sembrerebbero prive di fondamento, come la circostanza secondo cui egli avrebbe in passato rifiutato la scorta. Ci preme, a questo punto, accertare la verità perché, se così fosse, si tratterebbe di un inaudito atto di sciacallaggio.
Va piuttosto ricordato che, all’indomani dei gravi fatti dell’estate 2013, sopra citati, alcune azioni significative annunciate con clamore dal sindaco attraverso gli organi di stampa, sono state immotivatamente accantonate, ignorando la volontà dello stesso consiglio comunale e della cittadinanza.

Inoltre, da un confronto avvenuto più di un anno fa tra il Prefetto e il nostro portavoce in Parlamento Francesco Cariello, è emerso che il sindaco, convocato nei vari comitati per l’ordine e la sicurezza, abbia rappresentato una situazione di Bitonto non diversa da quella di tutta l’area metropolitana, rassicurando gli interlocutori sulla rinnovata vivibilità della piazza bitontina. Non riteniamo che il comitato sia il luogo adatto per fare promozione della propria attività amministrativa, nascondendo la polvere sotto il tappeto, quanto piuttosto la sede dove rappresentare la realtà delle cose, affinché le risorse destinate alla sicurezza fossero gestite in maniera mirata al contrasto e alla prevenzione dei fenomeni criminali.

Alla luce di queste considerazioni, annunciamo che non prenderemo parte a questa ennesima passerella politica e auspichiamo che la gente scenda per strada e manifesti davanti le sedi istituzionali, non per fare da tappezzeria a iniziative inutili e strumentali, ma per rivendicare con consapevolezza il diritto a vivere in una città in cui non si rischi di morire incolpevolmente per mano della malavita.
Non sappiamo se tutti abbiano compreso la gravità di quanto accaduto: una persona innocente, all’uscita dalla messa mattutina, è stata ammazzata per strada, nel bel mezzo di un conflitto a fuoco. E poteva succedere a chiunque di noi.